martedì 7 agosto 2012

Italia Kazaka


Ainura, una delle mie coinquiline, mi ha raccontato una barzelletta ieri sera. Non che fosse particolarmente divertente, ma il tema centrale è tutto italiano, quindi ho deciso di condividerla con il mondo. Partite anche dal presupposto che non parla particolarmente bene inglese, insomma, a mozzichi e bocconi, e oltretutto una barzelletta tradotta non è mai granché.
Comunque sia, detta brevemente:
Due signore sulla settantina decidono di andare in vacanza fuori dal Kazakhstan per Capodanno e sono indecise sulla meta. Una delle due propone all’altra di andare in Italia, la seconda risponde “In Italia? Non a Capodanno! Ho saputo che a mezzanotte buttano giù dal balcone le cose vecchie e non vorrei che buttassero giù anche noi!”
Poi mi ha chiesto se fosse vero, se realmente abbiamo questa strana usanza. Le ho risposto di sì, non tutti lo fanno, ma è sempre divertente buttar via il vecchio per augurare un nuovo inizio, e ovviamente le vecchiette ce le teniamo. La mia risposta l’ha fatta divertire più della barzelletta.
Così ha iniziato a pormi una valanga di domande con gli occhi affascinati di chi sta conoscendo un mondo lontano ed esotico.
Mi ha detto di aver visto un film ambientato in Italia in cui i protagonisti si sposavano tra parenti stretti e mi ha chiesto se fosse vero, era sicura di ricevere una risposta affermativa. Sono scoppiata a ridere, tra parenti? E’ incesto, diamine!  

Qualsiasi Paese nel mondo è avvolto da un alone di pregiudizi e luoghi comuni, alcuni divengono affascinanti, altri tremendamente assurdi e poco invitanti.
L’Italia kazaka è una realtà in cui la crisi esiste, ma non si sente perché tutto è estremamente bello nel senso più esteta possibile della parola, Berlusconi è ancora in carica, Mafia è solo un gioco di carte, tutti si muovono in Vespa, Celentano, Albano, i Ricchi e Poveri sono gli unici cantanti passati alla radio, si mangia tutto il giorno pasta condita con cultura, perché gli Italiani son tutti intelligenti e studiosi. A mio avviso una mistura di inferno e paradiso, ma per i kazaki è tutto positivo. Non poche convinzioni da sfatare, insomma.
Immaginate di presentarvi come una ragazza italiana, insegnante di inglese in Kazakhstan. Capirete da soli quanto possa suonar strano alle orecchie delle persone. Le frasi a seguire son sempre le stesse, da quale città?, hai mai visto il Papa?, Venezia come fa a rimanere in piedi?, sai cucinare?, Buongiorno Principessa!, l’Italia è il paese dei miei sogni.
Può succedere qualsiasi cosa in Italia, la crisi più grande del mondo, ma rimarrà sempre affascinante. Il potere del passato vince sui problemi del presente. Per molto mi sono domandata perché centinaia di immigrati continuano ad arrivare da noi ogni anno nonostante noi cerchiamo mille artefici possibili per andarcene, nonostante ci sia la fuga dei cervelli e tutto queste belle cose di cui i giornali parlano troppo poco. Poi ho letto la risposta in decine di occhi kazaki, ogni volta meno sfuggevole, sempre più chiara. Non è merito nostro, non lo sarà mai. E’ la nostra storia a piacere, la nostra cultura, ed è proprio quella a mancare ad un paese in via di sviluppo. Essere in via di sviluppo vuol dire crescere, aprire la mente e crearsi, vuol dire iniziare i primi passi della cultura e della conoscenza. Chi c’era prima di noi l’ha catturata e messa in mostra, noi ce ne siamo dimenticati e stiamo tentando di tornare indietro per non si sa quale assurdo motivo, ma il resto del mondo questo non lo sa. E rimaniamo affascinanti, belli.
Il BelPaese.


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