Ainura, una delle mie coinquiline, mi ha raccontato una barzelletta
ieri sera. Non che fosse particolarmente divertente, ma il tema centrale è
tutto italiano, quindi ho deciso di condividerla con il mondo. Partite anche
dal presupposto che non parla particolarmente bene inglese, insomma, a mozzichi
e bocconi, e oltretutto una barzelletta tradotta non è mai granché.
Comunque sia, detta brevemente:
Due signore sulla settantina
decidono di andare in vacanza fuori dal Kazakhstan per Capodanno e sono indecise
sulla meta. Una delle due propone all’altra di andare in Italia, la seconda
risponde “In Italia? Non a Capodanno! Ho saputo che a mezzanotte buttano giù
dal balcone le cose vecchie e non vorrei che buttassero giù anche noi!”
Poi mi ha chiesto se fosse vero, se realmente abbiamo questa strana
usanza. Le ho risposto di sì, non tutti lo fanno, ma è sempre divertente buttar
via il vecchio per augurare un nuovo inizio, e ovviamente le vecchiette ce le
teniamo. La mia risposta l’ha fatta divertire più della barzelletta.
Così ha iniziato a pormi una valanga di domande con gli occhi
affascinati di chi sta conoscendo un mondo lontano ed esotico.
Mi ha detto di aver visto un film ambientato in Italia in cui i
protagonisti si sposavano tra parenti stretti e mi ha chiesto se fosse vero,
era sicura di ricevere una risposta affermativa. Sono scoppiata a ridere, tra parenti? E’ incesto, diamine!
Qualsiasi Paese nel mondo è avvolto da un alone di pregiudizi e luoghi
comuni, alcuni divengono affascinanti, altri tremendamente assurdi e poco
invitanti.
L’Italia kazaka è una realtà in cui la crisi esiste, ma non si sente
perché tutto è estremamente bello nel senso più esteta possibile della parola,
Berlusconi è ancora in carica, Mafia è solo un gioco di carte, tutti si muovono
in Vespa, Celentano, Albano, i Ricchi e Poveri sono gli unici cantanti passati
alla radio, si mangia tutto il giorno pasta condita con cultura, perché gli
Italiani son tutti intelligenti e studiosi. A mio avviso una mistura di inferno
e paradiso, ma per i kazaki è tutto positivo. Non poche convinzioni da sfatare,
insomma.
Immaginate di presentarvi come una ragazza italiana, insegnante di inglese
in Kazakhstan. Capirete da soli
quanto possa suonar strano alle orecchie delle persone. Le frasi a seguire son
sempre le stesse, da quale città?, hai mai visto il Papa?, Venezia come fa a
rimanere in piedi?, sai cucinare?, Buongiorno Principessa!, l’Italia è il paese
dei miei sogni.
Può succedere qualsiasi cosa in Italia, la crisi più grande del mondo,
ma rimarrà sempre affascinante. Il potere del passato vince sui problemi del
presente. Per molto mi sono domandata perché centinaia di immigrati continuano
ad arrivare da noi ogni anno nonostante noi cerchiamo mille artefici possibili
per andarcene, nonostante ci sia la fuga dei cervelli e tutto queste belle cose
di cui i giornali parlano troppo poco. Poi ho letto la risposta in decine di
occhi kazaki, ogni volta meno sfuggevole, sempre più chiara. Non è merito nostro,
non lo sarà mai. E’ la nostra storia a piacere, la nostra cultura, ed è proprio
quella a mancare ad un paese in via di
sviluppo. Essere in via di sviluppo vuol dire crescere, aprire la mente e
crearsi, vuol dire iniziare i primi passi della cultura e della conoscenza. Chi
c’era prima di noi l’ha catturata e messa in mostra, noi ce ne siamo
dimenticati e stiamo tentando di tornare indietro per non si sa quale assurdo motivo,
ma il resto del mondo questo non lo sa. E rimaniamo affascinanti, belli.
Il BelPaese.

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