sabato 11 agosto 2012

Scontri Interiori


Ho scritto questo inserto seduta per terra, in strada, le gambe incrociate ed il cappuccio della felpa rosa tirato su.
Da quando sono in Kazakhstan ho riscoperto l’amore per gli artisti di strada, ormai credo sia chiaro un po’ a tutti. Ogni volta che torno nel mio appartamento e ne parlo con le coinquiline, rimangono allibite. Storcono la bocca quasi infastidite dalle parole. Semplicemente, la maggior parte delle mie riflessioni, se così possono esser chiamate, nascono dagli incontri di persone, scontri di idee, di vite.

Olzhas ed Ulan avevano tre bonghi con loro. Suonavano ritmi tribali scambiandosi di tanto in tanto gli strumenti. Osservavo le mani muoversi frenetiche sulla pelle dei tamburi. Veloci e precise. Mi sono persa nella musica, nei loro occhi chiusi. Nei volti estasiati e al contempo sofferenti.
Sono volata a casa, nei luoghi familiari. Ero di nuovo nella mia camera dalle pareti avorio e rosse, l’arredamento etnico.
Sono ad Almaty da più di un mese ormai, la stanchezza comincia a farsi sentire, ma non rinnego un solo momento passato qui.
Fare ciò che amiamo, crescere, spesso, è faticoso. Difficile.
Veloce, preciso, doloroso.
Fa male, ma lo ami.


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