Da quando
sono in Kazakhstan ho cambiato quattro lavori, e questo già lo sapete.
Sapete anche
che ho lavorato in un campo estivo insieme a quattro stagisti, tre europei ed
una coreana, e cinque dipendenti kazaki.
Non sapete
che uno di loro era Alexander, Sasha, un ventitreenne di Astana.
Un
pomeriggio ero in sua compagnia e con Simona, una ragazza romena, ci eravamo
ritagliati dieci minuti di tempo per noi, per staccare dal ritmo incessante del
lavoro con i bambini. Dopo averli messi a letto per il riposino pomeridiano, ci
siamo allontanati dai cottage, seduti sul prato abbiamo cominciato a
chiacchierare bevendo una sorta di caffè – agli occhi di un italiano semplice
acqua sporca. Caffè e sigaretta, la pausa
perfetta: è una legge valida in tutto il mondo. Sasha si è acceso una
sigaretta, non so quale fosse la marca, ma era un di quelle molto fine,
aromatizzate, che fanno tanto signora d’alta
classe, il filtro era rosa. La femminilità fatta tabacco. Tra le mani di un
uomo faceva tanto gay, l’ho detto a Sasha ridendo dopo aver scambiato uno
sguardo d’intesa con Simona.
- - Non dirlo
mai ad un kazako, è un affronto per noi. -
Sono rimasta
sbalordita. Un qualsiasi mio amico italiano sarebbe stato al gioco senza nessun
problema, ma lui era visibilmente offeso. Inutile dirlo, la nostra allegra conversazione
ha cambiato indirizzo. Ogni parola mi lasciava sempre più di gesso. Non sapevo
cosa rispondere, cosa pensare. Osservavo Simona cercare di aprire la mente di
Sasha, violentare i suoi pensieri. Inutilmente.
- - La prima
volta che sono andato in Europa sono rimasto sconvolto. Ho visto uomini
baciarsi per strada, davanti a tutti. E’ una cosa indecente. Qui non
succederebbe mai. Se lo facessero sicuramente verrebbero menati, magari uccisi.
–
Non sto
esagerando, non sto romanzando.
- - Dovresti
vedere San Francisco – ha concluso Simona ormai consapevole della sua
impotenza.
Stavamo parlando
con ragazzo di ventitre anni amante di ogni forma d’arte.
Erano
passati molti giorni da quella conversazione, a volte ci avevo ripensato, ma
alla fine avevo lasciato perdere.
Una sera
come tante sono uscita, una delle mie prime volte ad Arbat Street. Ho
conosciuto un gruppo di ragazzi, sempre i soliti artisti, abbiamo trascorso
insieme qualche ora.
Tra di loro
c’era Nikita, un affascinante ballerino dai capelli mossi ed con il fisico un
po’ troppo slanciato. Indossava una maglia a righe con lo scollo a barca ed un
sorriso trentadue denti. Appena ha scoperto del mio essere italiana c’è stata
un guizzo nei suoi occhi.
-
Io amo l’Italia,
ci sono venuto per il concerto di Mariah Carrey! –
Dopo circa
un’ora si è alzato ed è andato a comprare tre birre. Quando è tornato non si è
avvicinato a noi, ha mandato un omone dai tratti mongoli a chiamarmi. Non ne
capivo il motivo, ma sono andata da lui. Mi ha offerto una birra e mi ha detto
che lui e quel ragazzo dall’aspetto dannatamente macho in realtà sono una
coppia, vivono insieme da qualche mese, ma nessuno lo sa. Mi ha invitato ad
andare insieme in un locale, solo per parlare un po’ dell’Italia, del mio
mondo. La mattina dopo mi sarei dovuta svegliare presto per andare a lavoro ed
era già mezzanotte. Gli ho lasciato i miei contatti, ma non ho resistito alla
tentazione di fargli una domanda.
- - Nikita,
com’è essere una coppia gay qui in Kazakhstan? –
- - E’ ok se
non pretendi troppo, basta non mostrarsi, non esprimersi più di tanto e non ci
sono problemi. - Perché, sei lesbica? –
- - No, era
solo una curiosità –
L’ho
raccontato alle mie coinquiline, mi ha hanno risposto che era veramente strano incontrare una coppia
di omosessuali.
Il
Kazakhstan, il ponte tra l’Europa e l’Asia. Il paese dell’equilibrio, della
realtà senza sbavature. Le strade pulite ed i parchi curati. Le rose.
Un ordine
risultato dell’essere ancora nel pieno del periodo post-sovietico, senza
saperlo.
Mostrarsi al
di fuori degli usi e costumi comuni è rompere l’ordine.
E questo la società non lo apprezza.
So bene che il Kazakhstan è a larga maggioranza musulmana, sono qui da un mese ormai. Viverlo, però, ti fa quasi dimenticare la presenza della religione. E' celata dietro un velo di occidentalismo, dietro alla volontà di mostrarsi diversi. Non è l'Islam di cui leggiamo tutti i giorni, ho fatto il paragone da me, e continua a non reggere. Rimango al contempo indignata e stupita!
RispondiEliminaInfondo, qui il maiale lo mangiano tutti ;)