mercoledì 1 agosto 2012

Oltre l'Ordine


Da quando sono in Kazakhstan ho cambiato quattro lavori, e questo già lo sapete.
Sapete anche che ho lavorato in un campo estivo insieme a quattro stagisti, tre europei ed una coreana, e cinque dipendenti kazaki.
Non sapete che uno di loro era Alexander, Sasha, un ventitreenne di Astana.

Un pomeriggio ero in sua compagnia e con Simona, una ragazza romena, ci eravamo ritagliati dieci minuti di tempo per noi, per staccare dal ritmo incessante del lavoro con i bambini. Dopo averli messi a letto per il riposino pomeridiano, ci siamo allontanati dai cottage, seduti sul prato abbiamo cominciato a chiacchierare bevendo una sorta di caffè – agli occhi di un italiano semplice acqua sporca. Caffè e sigaretta, la pausa perfetta: è una legge valida in tutto il mondo. Sasha si è acceso una sigaretta, non so quale fosse la marca, ma era un di quelle molto fine, aromatizzate, che fanno tanto signora d’alta classe, il filtro era rosa. La femminilità fatta tabacco. Tra le mani di un uomo faceva tanto gay, l’ho detto a Sasha ridendo dopo aver scambiato uno sguardo d’intesa con Simona.
-        -  Non dirlo mai ad un kazako, è un affronto per noi. -
Sono rimasta sbalordita. Un qualsiasi mio amico italiano sarebbe stato al gioco senza nessun problema, ma lui era visibilmente offeso. Inutile dirlo, la nostra allegra conversazione ha cambiato indirizzo. Ogni parola mi lasciava sempre più di gesso. Non sapevo cosa rispondere, cosa pensare. Osservavo Simona cercare di aprire la mente di Sasha, violentare i suoi pensieri. Inutilmente.
-         - La prima volta che sono andato in Europa sono rimasto sconvolto. Ho visto uomini baciarsi per strada, davanti a tutti. E’ una cosa indecente. Qui non succederebbe mai. Se lo facessero sicuramente verrebbero menati, magari uccisi. –
Non sto esagerando, non sto romanzando.
-          - Dovresti vedere San Francisco – ha concluso Simona ormai consapevole della sua impotenza.
Stavamo parlando con ragazzo di ventitre anni amante di ogni forma d’arte.

Erano passati molti giorni da quella conversazione, a volte ci avevo ripensato, ma alla fine avevo lasciato perdere.
Una sera come tante sono uscita, una delle mie prime volte ad Arbat Street. Ho conosciuto un gruppo di ragazzi, sempre i soliti artisti, abbiamo trascorso insieme qualche ora.
Tra di loro c’era Nikita, un affascinante ballerino dai capelli mossi ed con il fisico un po’ troppo slanciato. Indossava una maglia a righe con lo scollo a barca ed un sorriso trentadue denti. Appena ha scoperto del mio essere italiana c’è stata un guizzo nei suoi occhi.
-          Io amo l’Italia, ci sono venuto per il concerto di Mariah Carrey! –
Dopo circa un’ora si è alzato ed è andato a comprare tre birre. Quando è tornato non si è avvicinato a noi, ha mandato un omone dai tratti mongoli a chiamarmi. Non ne capivo il motivo, ma sono andata da lui. Mi ha offerto una birra e mi ha detto che lui e quel ragazzo dall’aspetto dannatamente macho in realtà sono una coppia, vivono insieme da qualche mese, ma nessuno lo sa. Mi ha invitato ad andare insieme in un locale, solo per parlare un po’ dell’Italia, del mio mondo. La mattina dopo mi sarei dovuta svegliare presto per andare a lavoro ed era già mezzanotte. Gli ho lasciato i miei contatti, ma non ho resistito alla tentazione di fargli una domanda.
-        -   Nikita, com’è essere una coppia gay qui in Kazakhstan? –
-         -  E’ ok se non pretendi troppo, basta non mostrarsi, non esprimersi più di tanto e non ci sono problemi. - Perché, sei lesbica? –
-       -   No, era solo una curiosità –
L’ho raccontato alle mie coinquiline, mi ha hanno risposto che era veramente strano incontrare una coppia di omosessuali.

Il Kazakhstan, il ponte tra l’Europa e l’Asia. Il paese dell’equilibrio, della realtà senza sbavature. Le strade pulite ed i parchi curati. Le rose.
Un ordine risultato dell’essere ancora nel pieno del periodo post-sovietico, senza saperlo.
Mostrarsi al di fuori degli usi e costumi comuni è rompere l’ordine.
E questo la società non lo apprezza.


1 commento:

  1. So bene che il Kazakhstan è a larga maggioranza musulmana, sono qui da un mese ormai. Viverlo, però, ti fa quasi dimenticare la presenza della religione. E' celata dietro un velo di occidentalismo, dietro alla volontà di mostrarsi diversi. Non è l'Islam di cui leggiamo tutti i giorni, ho fatto il paragone da me, e continua a non reggere. Rimango al contempo indignata e stupita!
    Infondo, qui il maiale lo mangiano tutti ;)

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